Comune di Grumo Appula
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Il Paese - Dominazione romana PDF Stampa
Lunedì 21 Settembre 2009 16:05
Indice
Il Paese
Dominazione romana
Periodo bizantino
I saraceni e il periodo normanno
Il feudalesimo
Angioini e aragonesi
Dominazione spagnola
Fine del feudalesimo
Dissoluzione dell'università
Cenni geografici
Tutte le pagine

DOMINAZIONE ROMANA
I Grumesi, in epoca romana, erano nell'elenco dei municipia (centri non sottoposti a regime di colonia) col nome di Grumbestini (mille ab. circa). I Romani classificarono i Grumbestini tra i Calabri e non tra gli Apuli. Il territorio di Grumo era vastissimo ed assicurava agli abitanti benessere e tranquillità. Il governo interno del municipium era elettivo ed annuale: due (duumviri) o più spesso quattro (quatuorviri) magistrati in collaborazione con un senato locale costituito di decuriones. Nel municipium c’è sempre un centurione romano con un piccolo reparto, una specie di tenenza di carabinieri, pronto a intervenire. Nei latifondi affluirono molti schiavi, pastori o agricoltori. Grumum, a mezza strada fra Canosa e Taranto, dové cambiare attività: se prima aveva allevato bovini ed equini, ora passa agli ovini, come continuerà a fare per secoli, fino all’Unità d’Italia. Le cambiate condizioni climatiche, con maggiore aridità, fecero sorgere la favola del vento sud-est, il terribile Atabulus, che bruciava i campi e che disseccava le intere colline del pre - Appennino apulo. Si aggiunsero gli effetti perniciosi della malaria che infettò tutta la Puglia e sarebbe rimasta padrona incontrastata delle migliori terre pugliesi quasi fino al nostro tempo. La regione piombò nella più squallida miseria e il suo vasto territorio, ridotto a pascolo estensivo, subì una triste degradazione, perdendo ogni valore venale. A Roma ormai si parlava dell’Apulia come d’una terra maledetta. Cesare, qualche anno dopo (nel 48), avrebbe preferito mille volte le piovose contrade della Gallia alle sedi malariche, pestilenziali di Brindisi. Al tempo di Nerone il tenimento di Taranto era quasi deserto. Sotto i Flavi, Marziale cita Bitonto come il centro più miserabile di sua conoscenza. Nel III sec. avvenne un cambiamento, lento ma graduale. Nel trambusto degli imperatori effimeri, molta terra imperiale per varie vie finì nelle mani dei privati. Accanto alla proprietà imperiale, molto più ristretta, c’era ormai in ogni località dell’Apulia il latifondo privato; in vari centri apuli tornarono con insistenza i nomi di grandi proprietari, che talora abitavano a Roma. Nel territorio di Grumo abbiamo una località, per lungo tempo fornita di un gruppo di casolari rustici, un vero e proprio casale, chiamata Agnano, forma evidente dell’antico Annianum (sott. rus, fondo), cioè latifondo degli Annii, appartenente a qualcuno della grossa famiglia che può avere esteso i suoi possedimenti fino a Grumo. Ma nel territorio Grumese e dintorni c’è tutta una serie di nomi che indicano la presenza di latifondi romani di epoca Basso Impero: Quasano, da Caesianum (tenuta dei Caesii), Mascerano, da Majorianum (nome diffuso nel Basso Impero), Cassano, da Cassianum (tenuta dei Cassii) che perciò sarà sorto come casale nel Basso Impero nell’antico territorio Grumhestinum; poco più lontano è Valenzano, da Valentianum (tenuta di un Valens, altro nome del Basso Impero), Rutigliano, da Rutilianum (tenuta dei Rutilii), Putignano, da Putinianum (tenuta dei Putinii). In Apulia i latifondisti si servivano della manodopera libera, perché negli eserciti affluivano solo barbari o abitanti di regioni confinarie. La situazione dové restare immutata nel V sec. e durante la dominazione Ostrogota (principio del VI sec.), fino alla Guerra Bizantina. In questo periodo, daI IV al VI sec., si affermò in Grumo il cristianesimo. Per giungere a Roma, dove il cristianesimo era diffuso già sotto Claudio, esistevano solo due strade: • quella marittima attraverso Puteoli (Pozzuoli), seguita per es. da S. Paolo; • quella terrestre, da Brindisi a Benevento. Per giungere a Benevento la strada più comoda era l’Appia, attraverso Venosa, anche qui c’era un folto numero di Ebrei, oppure la Minucia, attraverso Bitonto, Ruvo, Canosa, più scomoda ma più breve, migliorata poi quando fu rifatta da Traiano. Con l’affermazione del cristianesimo e dei latifondisti locali si concludeva l’epoca romana a Grumum. Degli usi e costumi romani è rimasto: • l’uso di piazzar le palme benedette intorno al proprio seminato, sostituzione cristiana del precedente rito degli ambarvalia (culto agreste di Cerere); • la lingua latina, in gran parte il dialetto grumese è ancora fortemente ancorato al latino; • la riduzione della pastorizia e la ripresa della cerealicoltura; • inalterato il centro abitato, che comunque è attorniato da una serie di «casali», abitazioni rustiche al centro dei grandi latifondi; • i terreni passati nelle mani di pochi proprietari che, bisognosi di manodopera, assumono i meno abbienti; • diffuso il nuovo culto cristiano senza difficoltà e senza ostacoli, che non conosce né le sacche rurali isolate (pagi), ove continuano gli antichi culti (perciò detti pagani), né le resistenze dei ceti intellettuali delle più grandi città. A Grumo si è creata una lingua, sovrapposta alla parlata precedente, che avvicina i Grumesi non solo agli abitanti della propria regione, ma anche a quelli delle altre regioni italiane.