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Il Paese
Il Paese - Il feudalesimo PDF Stampa
Lunedì 21 Settembre 2009 16:05
Indice
Il Paese
Dominazione romana
Periodo bizantino
I saraceni e il periodo normanno
Il feudalesimo
Angioini e aragonesi
Dominazione spagnola
Fine del feudalesimo
Dissoluzione dell'università
Cenni geografici
Tutte le pagine

IL FEUDALESIMO
I Normanni stabilirono a Grumo, come altrove, la figura del feudatario di ampio territorio confinario. I primi feudatari di Grumo posseggono anche altri territori, in modo da costituire una fascia di difesa alle spalle di Bari. Il primo nome che conosciamo, un certo Roberto, del 1105, domina su Gravina, Bitetto, Grumo e Toritto, cioè occupa l’intera contrada che mette in comunicazione la Basilicata con Bari. Questo barone, uomo di fiducia degli Altavilla (cognome di Roberto il Guiscardo e successori), appare d’indole equanime ed equilibrato. Nel 1169 Grumo era legata alla contea di Conversano. Il feudatario era Roberto II di Basunvilla (cosiddetto da Bassèneville, cittadina del Calvados), nipote del re Guglielmo, con cui fu in continuo litigio e per questo sempre assente da Grumo. Nel 1187, quando il feudatario di Grumo è Rogerius Flamengus o Flandriensis, un Ruggero sicuramente fiammingo, i Grumesi sono raccolti, oltre che nei casali ancora abitati, nella vecchia cinta poi detta Borgo. Intorno al Borgo correva un muro di cinta, oltre il quale c’era un fossato. La vecchia dizione di Piazza Mercato, indicata fino a 40 anni fa con l’espressione “sopra il muro” ricordava il muro di cinta tra forno Cavalluzzi e il Rosario. Al centro del Borgo sorgeva la Chiesa di S. Maria Assunta mentre il Campanile attuale è del XIII sec., forse d’epoca sveva. Il territorio di Grumo, così ampio in epoca antica, si ridusse in epoca bizantina, con il sorgere dei borghi rustici o casali nei singoli latifondi. Al centro d’ogni latifondo vi era un abitato capace di ospitare non solo i lavoratori della terra, ma anche i vari tipi di artigiani che collaboravano coi contadini. Attorno a Grumo rimase un’estensione molto più ristretta, con altri casali, di scarso rilievo, quali S. Felice, Agnano, Arcamone e Matine. Grumo ricevette un’altra perdita sotto gli Svevi: nel 1240 Federico II volle fondare Altamura come città regia, assegnando un ampio territorio e svariati privilegi alla popolazione. Il periodo normanno-svevo fu tuttavia importante per Grumo. Al detto periodo risalgono alcune costruzioni di Grumo vecchia come il campanile della vecchia chiesa (metà XIII sec.) che mostra la sua sicura origine duecentesca. Il campanile di Grumo è ancora spiccatamente romanico, simile a quelli di Modugno e di Palo, anche se non ha il loro slancio, ha però maggior compattezza e severità. Sotto il regno di Manfredi sarà stato costruito il castello dove ora sorge il palazzo Mannaro Scippa, sul limite estremo del Borgo, con la facciata incastrata nel muro di cinta, rivolta a levante. La difesa delle singole terre era ormai pensiero costante del re Svevo, a sua buona ragione.